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Nuovo anno, nuova squadra in Perùferia! Da destra verso sinistra: Luca, Sara, Giulia, Davide, Lorenzo, Enrico, Anna, poi i soliti noti Miriam & d.Giacomo…Pardon!…Veramente anche Giulia non è nuova da queste parti!

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D.Giacomo offre alcune informazioni generali davanti a una panoramica della grande periferia dove ci dirigiamo ogni anno…

D.Giacomo presenta il gruppo di viaggiatori italiani alle mamme della mensa parrocchiale “San José” e a Sr. Asunta responsabile della mensa “S.Martìn”

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Foto con Sr. Asunta e altri amici coreani in servizio alla mensa “S.Martìn”
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P.Omar Sanchez Portillo accoglie i viaggiatori in visita alla comunità delle “Bienaventuranzas” (Beatitudini)

Una visita piuttosto movimentata…

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…con l’amore per gli ultimi nel cuore…

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Luca e Sara con Jesus, il bimbo che ha ispirato il logo-murales della comunità. Un bimbo nato dopo 3 tentativi di aborto da parte della mamma! La vita è più forte della morte!…

Primo sopralluogo presso l’abitazione di Rosita…

…e prime misure da prendere per la casetta che si tirerà su: Luca e Davide sono i nostri “geometri”!

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Rosita ci saluta piena di speranza
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Al lavoro presso la mensa parrocchiale “S.José”
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Pulizie generali in cucina…

…soprattutto sulle vetrate…

Si prepara il cibo e lo si serve ai fratelli con gioia…

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Enrico aiuta nelle pulizie anche all’esterno…

C’è chi lava i piatti…e c’è chi è entusiasta di fare nuove conoscenze…

…e c’è chi è impegnato a conoscere il popolo peruviano passando da una generazione all’altra…

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Lorenzo, Sara ed Enrico con giovani volontarie della Corea del Sud
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Enrico e Sara

Anche i piatti si possono lavare con gioia…

 

SCENE DA UN INSOLITO CANTIERE EDILE D’ESTATE 

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Anche i preti lavorano (qualche volta)…

Davide, Enrico, Lorenzo e Luca hanno lavorato alacremente…

…ma anche Sara, Giulia, Anna e Miriam non sono state da meno…

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Luca ha catturato un’infiltrata nel cantiere dei lavori….

Luca & Davide: un binomio vincente sia nell’edificare che…nell’abbattere!

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La gioia di Luca è la firma sul piccolo muro che fa da “ponte” tra l’Italia e il Perù

Si lavora anche in faccende di casa…

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“Ve lo giuro! C’ero anche io qui dentro! (nel mototaxi)…”

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E’ arrivata la parete prefabbricata…

Ormai quasi ci siamo….

E’ fatta!…

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E’ giunto il momento di salutarci…Luca e Miriam, a nome di tutti, hanno portato qualche sorpresa per Julaissy, Jalixia e Jasmine, le tre piccole perle di Rosita e Briteño…

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Julaissy
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Jalixia
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Jasmine

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Foto finale: grazie Rosita e Briteño, non dimenticheremo mai quello che abbiamo vissuto con voi…

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In servizio alla comunità “Sembrando Esperanza”: in primo piano Jenny Huaman

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Ci inseriamo nelle loro attività educative e di alfabetizzazione….

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Miriam si è offerta per un servizio di “manicure”…

Si festeggia anche il compleanno di un figlio della comunità…

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Uno dei momenti più belli: celebrare l’eucarestia con questi fratelli…

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La simpatica “band” che ha animato la messa…

Spazio alle foto con i nostri amici!…

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Foto finale di gruppo

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E’ arrivato il momento di congedarsi: arrivederci “Sembrando Esperanza”!

Ci congediamo anche dalla mensa parrocchiale “S.Josè”…

Il Perù è anche archeologia…

Il Perù è prodotti tipici…

Il Perù è piatti tipici…

Il Perù è animali tipici…

Il Perù è artigianato tipico…

Il Perù è costumi tipici…

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Il Perù è bellezza dei suoi luoghi naturali…

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...ma soprattutto, il Perù è la bellezza del suo popolo…

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Concludiamo riportandovi qui sotto il racconto dell’incontro che d.Giacomo ed H.na Miriam hanno avuto con il bimbo che vedete nella foto.

 

IL MONDO DI ASHLEY

 

Vogliamo raccontarvi una piccola storia. Vogliamo raccontarvi qualcosa che ci è accaduto durante il viaggio di questo AIPER (Andiamo In Peruferìa) 2018. Lo vedete in foto quel bambino? Si chiama Ashley, ha 9 anni e lo abbiamo conosciuto così: ci trovavamo Sr. Miriam ed io nel centro di Huaraz, una cittadina di circa 120.000 abitanti sulle Ande centrali del Perù, per un break di un paio di giorni dopo il lavoro nella periferia di Lima dove ci rechiamo ogni anno. Gli altri giovani viaggiatori erano usciti in esplorazione nelle montagne circostanti; noi abbiamo scelto di riposare un po in città per acclimatarci (siamo a circa 3200 m). Venuta l’ora di pranzo ci sediamo al tavolo esterno di un locale. Facciamo il nostro ordine, attendiamo un po, poi, mentre consumiamo il nostro pasto, sopraggiunge questo bimbo con un paio di buste piene di “granadillas”, un frutto del posto. “Signore” – dice a me avvicinandosi alquanto timoroso – “per favore, mi può comprare qualche granadilla?” Lo accogliamo, gli chiediamo il suo nome e poi gli diamo alcuni soles (moneta peruviana), anche se non prendiamo i suoi frutti. Mi colpisce subito il tratto gentile con cui si avvicina anche agli altri tavoli, il modo in cui formula la sua richiesta; per sua fortuna anche gli altri tavoli fanno lo stesso. Ma Miriam ed io continuiamo ad osservarlo e, senza consultarci, lo richiamiamo al tavolo. “Ma tu non vai a scuola?” – gli chiediamo. “Certo” – risponde Ashley – “ho appena finito la mia giornata di scuola, e adesso, come sempre, vado a vendere qualcosa per aiutare la mia famiglia”. “Allora non hai ancora mangiato?!!..” – gli replichiamo. Ashley ha uno sguardo furtivo, poi con un movimento leggero del volto ci fa un cenno negativo. “Che ne dici di mangiare qualcosa con noi? Hai fretta?” Ashley ci pensa un po, poi si apre a un sorriso e accetta. Chiamiamo la cameriera che gli porta il menu. “Scegli pure con calma” – gli diciamo. Il bimbo comincia a sfogliarlo. Mentre lo sfoglia, osservo come si ferma a considerare ogni pietanza. Comincio a pensare che forse Ashley non ha mai avuto possibilità di scegliere tra molte pietanze. Girava e rigirava quel menu, ma sembrava avesse il tipico imbarazzo della scelta. Per non mettergli fretta guardiamo altrove e continuiamo a mangiare. “Signore” – mi dice richiamando la mia attenzione – “prendo una pizza”. Un cenno alla cameriera che riceve l’ordine a cui aggiungiamo una bella aranciata. “Hai dei fratelli?” – gli chiediamo. “Sì, ne ho tre: due sorelline più piccole e un fratello più grande”. Poi aggiunge: “ho anche polli, anatre, galline e cuy (porcellini d’india). Mi occupo io di loro”. “E il papà e la mamma?” – “Mio papà lavora nei campi e mia mamma è qui in città con il suo carretto a vendere panini e bevande”.
Arriva la pizza. Ma Ashley non inizia a mangiarla, ha qualcosa da dirci: “signore, mi scusi, posso chiederle una cosa?” – “Certo!” – gli rispondo. Con infinita timidezza Ashley riprende la parola: “le dispiace se non la mangio qui con voi e porto la mia pizza a casa? Così potrò dividerla con i miei fratelli…” Un inesprimibile silenzio raggiunge me e Miriam. Gli occhi di Ashley sono come il cielo che ci sovrasta: limpido, maestoso, pacifico. Le sue parole, come un mondo perduto che risorge improvvisamente iniettandoti un’overdose di speranza. Per fortuna ho gli occhiali da sole che possono coprire una incontenibile commozione. “Certo Ashley. Però facciamo così: adesso ordiniamo una pizza più grande. Tu mangia questa e poi porti la più grande ai tuoi fratelli, sei d’accordo?”. Il bimbo rimane sorpreso, ma accetta. Mangia la sua pizza lentamente e con una sorprendente educazione, mentre noi, terminato il nostro pranzo, abbiamo già ordinato la pizza più grande. Ashley ci guarda e noi continuiamo a guardarlo con discrezione. Arriva la pizza nel cartone d’asporto. “Adesso vai direttamente a casa?” – “No” – ci risponde – “devo raggiungere mia mamma e il suo carretto”. “Adesso posso chiederti io una cosa Ashley?” – “Certamente!” – “Ti andrebbe di fare una foto con me?” – Ashley sorride e si avvicina subito. Miriam ci scatta un paio di foto. “Grazie Ashley, ti ricorderemo sempre. Speriamo di rincontrarci. Anche tu ricordati di noi!” Annuisce contento. Si alza, ci ringrazia ancora, prende la sua pizza d’asporto e se ne va. Non riusciamo a mollarlo. Così, anche Miriam ed io, dopo aver pagato, ci alziamo e lo seguiamo a piedi, ma da lontano, per non farci vedere. Duecento, forse trecento metri, ed ecco il nostro amico avvicinarsi al carretto di una giovanissima donna. Volevamo vedere anche il volto della sua mamma. Addio Ashley, continua così, pensando sempre prima ai fratelli. Cercheremo anche noi di fare lo stesso, per te e per il Vangelo.